Il Museo della Città  di Urbino ha inciso sulla cornice del cortile interno un verso di Paolo Volponi: “Sappiate che ho paura di volare, di essere chiuso tra questa gente adulta. Ho paura del vento che non sceglie”.

Da qui prende il titolo lo spettacolo, ispirato alla figura di Federico di Montefeltro.
La narrazione porta in scena un Federico prima bambino, poi giovane adulto, poi condottiero, e attraversa con leggerezza gli eventi storici che fanno da sfondo alla vicenda biografica e da cornice al racconto: c'era una volta un bambino che aveva paura del vento ... perché? Da dove nasce questa paura? Cosa significa?
Cosa imparerà grazie a questo limite e al suo superamento?
Federico di Montefeltro è famoso, oltre che per le imprese guerresche, per aver tentato di realizzare ad Urbino l'utopia rinascimentale della città ideale. Un'ambizione che ben descrive il carattere di un personaggio e di un'epoca, in cui c'era grande fiducia verso l'ingegno umano e le sue possibilità.
Una fiducia che è propria anche del nostro tempo, in cui tutto sembra essere programmabile e controllabile dalla mente dell'uomo. D'altro canto, risulta ormai evidente che l'ambizione umana deve saper dialogare con il Pianeta in cui vive e con le leggi che lo regolano, di gran lunga più grandi di noi, e gli effetti di questo mancato dialogo sono sotto gli occhi di tutti.
Gli esseri umani hanno la capacità di creare prima con la mente ciò che vogliono realizzare nel mondo; questo può farli sentire come esseri divini, onnipotenti.
D'altro canto, l'uomo percepisce che c'è un Ordine più grande di lui, delle forze che non governa e non può controllare, a cui può arrendersi, o di cui può aver paura.
Forse il mondo adulto si è dimenticato come si fa, a lasciarsi portare dal vento.
Forse i bambini sono un po' disorientati da tanto dirigere, resistere, organizzare.
Se questo mondo programmato fosse solo un mondo spaventato, che ha paura di volare, di cadere, delle infinite possibilità che si nascondono dietro ogni scelta?Se dietro si nascondesse la paura di essere spazzati via da un soffio di vento?
Ci vuole coraggio ad arrendersi al vento, e speranza, e fiducia nel mondo.
Ci vuole ascolto, e senso del ritmo.

Di questo, e di altro, racconta “Ho paura del vento”,  giocando a costruire e smontare, raccontare e sognare, attraverso la narrazione, la musica e l'interazione con il pubblico.

Di e con: Lucia Palozzi
Musiche originali: Enrico Marconi

Note Tecniche:
Fascia di età: 3 -10 anni
Durata: 40 minuti
Dimensioni minime palco: 2m x 3m. Lo spettacolo si presta ad essere rappresentato anche in spazi non teatrali.
Luci: piazzato bianco, possibilità di oscurare lo spazio ove possibile.
Audio: a seconda degli spazi può essere necessaria amplificazione per la musica e la voce
Montaggio: 1 ora e 30 minuti
Smontaggio: 1 ora
Referente Tecnico: Gianfrancesco Mattioni Cell. 3483801171